05 Gen Sentieri
Il sentiero è stretto e taglia in due la riva erbosa, in basso scorre, parallelo, il ruscello mentre più in alto si intravedono alberi radi. Non è questa una delle nostre solite mete e seguo mio padre in silenzio, un piede dopo l’altro negli stivaletti neri, da grande. E’ faticoso, questo sentiero che si arrampica diritto, senza mai deviare. Giungiamo finalmente al boschetto, sembra sia trascorsa un’infinità di tempo dalla partenza, ma il sole non è ancora alto. Procediamo lentamente finché davanti a noi appare un pianoro disseminato di grandi massi e rare piante. La parete rocciosa del monte che ci sovrasta sembra sorgere perpendicolare al suolo, nuvole veloci le passano sopra procurandomi una leggera vertigine; i sassi sono cosparsi di macchie scure, muschi e licheni, forse, ma pare sangue. Questo luogo mi inquieta, zittisce, la voce e le domande come se conservasse memoria di un passato consumato all’ombra del ricordo, di un silenzio. Ragazzi coraggiosi, perduti
– “Andiamo?” chiedo
Cominciamo a scendere e il malessere passa.
Attraversiamo il Rio Negro e poi quello Oro, passiamo sotto una recinzione di filo spinato e ci dirigiamo fino al crinale per guardare il paesaggio, chiacchieriamo poi la grande comincia a raccontare storie, è brava in questo, castelli draghi, principesse che non sempre desiderano essere salvate, meno affidabile il suo senso dell’orientamento e infatti ci perdiamo. Il sentiero è scomparso, ci arrampichiamo tra arbusti ed erba e alla fine sbuchiamo nell’ampia curva di un viottolo che iniziamo a scendere. Non siamo certi di dove ci troviamo, abbiamo un po’ di paura, ma alla svolta successiva ci imbattiamo in qualcosa di familiare, è la baracca del Taco, e questo ci rassicura, anche se quando passava davanti a casa nostra, avvolto nel pastrano che gli lasciava liberi solo gli occhi col bastone nodoso in una mano e la cavezza dell’asino nell’altra ci incuteva un certo timore, era misterioso ci sembrava vecchissimo e nodoso, come gli alberi tra i quali scompariva.
Ci infiliamo in buco della siepe per entrare nel prato, e poi giù di corsa; arriviamo a casa senza fiato e nostra madre ci chiede: “Dove sono le castagne?”
Oggi vedremo sorgere il sole due volte, quando siamo partiti arrossava appena la pianura, mentre ora indugia dietro la cresta.
Iniziamo a salire per una carrareccia addomesticata, dove la presenza dell’uomo è forte e ingombrante, temo potrei rimanere delusa da questa giornata, poi inizia il bosco. Il tracciato sale quasi rettilineo, cupo e ombroso, una navata lunghissima e odorosa; svoltiamo, il sentiero si arriccia, curva, torna indietro mentre il sole, che ora è sorto anche qui, crea illusioni luminose nell’oscurità, lontano ci sembra di sentir scorrere dell’acqua, ma forse è un miraggio, proseguiamo determinati finché la selva non si apre in una valle splendente e bellissima. Il sentiero si inerpica tra pendii erbosi mentre intorno sorgono guglie, pinnacoli, contrafforti, archi rampanti protesi verso il cielo; l’aria comincia a scaldarsi e a riempirsi del profumo dell’erba e dei fiori.
Arrivati al passo iniziamo a scorgere i profili tondi e sinuosi che portano al dosso, ma la nostra meta è diversa e dritti come una freccia puntiamo a un intrico di mughi e rocce che ci attanagliano le gambe e ci imprigionano i piedi, decidiamo allora, di scendere per poi salire ancora, arrampicandoci con le mani e le ginocchia e issandoci con le braccia. Sono stanca e il sole di mezzogiorno mi batte sulla nuca, non sono sicura di riuscire a farcela.
– “Dai mamma che ci siamo!” urla mio figlio
Finalmente raggiungiamo la cima, scorgiamo altre vette, ne indoviniamo il nome, l’acqua del lago luccica in lontananza, mi sento bene, felice.
Quando iniziamo a scendere il cielo si è incupito, il percorso che abbiamo scelto ci porta in luoghi solitari e da questo prato con i fiori che ci arrivano alle ginocchia possiamo ammirarla in tutta la sua magnificenza, sembra una fortezza inespugnabile ed eterna, poi le nuvole si aprono e per un momento si rischiara e torna ad essere bianca come lo era all’inizio del tempo.
24 dicembre 2022
Questa mattina poco prima del risveglio ho sognato la valle, ma era scura e nebbiosa, nuvole cariche d’umidità scavalcano i crinali e si trasformano in un branco di lupi, un asino forse fuggito dal presepe mi osserva, non sappiamo se fuggire insieme o restare, ma quando rialzo lo sguardo mi trovo altrove, sul percorso che dal Monte Ario porta in Pezzeda, ed è ancora estate, il freddo è passato.
5 gennaio 2023