Ricerche storiche
Semel in anno licet insanire
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«Semel in anno licet insanire», dicevano i romani e ancora oggi tale espressione si utilizza per giustificare una follia passeggera, un comportamento insolito e bizzarro che sovverte le norme del consueto vivere sociale.
Il Carnevale, festa che è legata al mondo cattolico e cristiano, ma che deve le sue origini a tradizioni pagane, rappresenta bene questo concetto; richiama, infatti, i Saturnali romani e le feste dedicate al dio Dioniso dell’antichità classica che ripresenta senza però gli eccessi estremi che le caratterizzavano.
Durante i saturnali i servi diventano padroni e viceversa, indossavano quindi una maschera simbolica e si trasformavano in qualcun altro. Nei carnevali celebrati nelle zone montane del nord, le maschere invece erano reali e spesso rappresentavano creature mostruose, animali demoniaci, presenze malvagie che dovevano essere esorcizzate o sbaragliate.
La luce però torna, torna sempre a primavera, il male viene sconfitto, il bene trionfa e se tutto ciò avviene attraverso una risata, tanto meglio!
In barba a quello che diceva il vecchio Jorge nel «Il nome della rosa», ridere fa bene all’anima e al corpo e non è in contrasto con la tradizione cristiana, in particolare se viene utilizzato per annientare ciò che ci spaventa, per annichilire le nostre paure come l’incantesimo «Riddikulus» in «Harry Potter» .
Il Carnevale, che termina con il martedì che precede la Quaresima, periodo di penitenza durante il quale non si mangia appunto carne, può anche essere visto come una festa legata alla rinascita, al risveglio della natura, alla celebrazione della vita che torna a pulsare dopo il buio dell’inverno.